Erotismo arte e… fumetto

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Only yesterday, I found this article about the cover for the Marvel’s Spider Woman commissioned to Milo Manara, but not yet published.

Is quite surprising that a cover as this one could scandalize. Beside comments and answers to the critics moved to the picture, is quite interesting to observe the evolution of something that, till a few years ago, would have bared no interest at all, at such level. If on one side the segment of Marvel’s target is largely growing, becoming definitely massive, on the other hand some stereotypes typical of the comic books tradition are being put under discussion. Even though I personally agree, most of the times, with whom sustains that women’s body shouldn’t be objectified and used instrumentally for commercial purposes – affecting the dignity of the human being portrayed by suggesting submissive behaviours or worse, intrinsic nature – I cannot as well deny that one of the things I have always been charmed by is the capability of comic books to represent the sensuality of human bodies, of the poses, their being far from vulgarity and contemporarily extremely sensual.

Does anyone remember the scandal aroused by Diabolik in Italy at the beginning? A sensual woman, an outlaw man, skinny suits where is hard to distinguish where the clothes are ending and the skin starts and… scenes suggesting sexual intercourses without a marriage. Scandalous! Nevertheless it was created by no other than Angela and Luciana Giussani in 1962: two women.

Other times, other problems, other way of thinking? Anyway, even though I am convinced that the problem in this case is mostly about marketing, I cannot avoid to somehow connect it with a serie of complex changings in the current way of interpreting sexuality and its representations.

If it is asked to an author, very famous for his production of erotical art, to represent a superheroine undeniably already very sexy… it would be unwise to expect a “virgin with child”. Manara’s operas are notorious also for their dreamlike dimension, for the lightness that accompanies fantasies more easily matching to subconscious dimensions than realistic aspirations – in that the drawings are beyond any doubt the best medium to express it.

It is about erotic fairytales getting their plot into a dimension that has more of dreams, representing a kind of beauty not related to reality, other than pornified fantasies to which it is tried to give a concrete “body” in the real world. For sure, is possible that people will not appreciate them, but it remains a subjective opinion about a name – that of Manara – that precedes the “erotic” categorization. All things considered, it was clear what had to be expected. Also, the result looks ok.

If it might be correct to prevent all those social mechanisms leading toward discrimination between genders (all genders), to get upset about a representation which is expected to be at least a little bit erotical feels more likely to be a “witch hunt”: a superficial way not to really take care of the problem that is supposed to be the object under discussion.



 

Proprio ieri mi è capitato sotto gli occhi questo articolo a proposito della copertina disegnata (e non ancora pubblicata) da Milo Manara per la Marvel.

E’ piuttosto sorprendente che una copertina del genere possa suscitare tanto scandalo. Al di là dei commenti e delle risposte alle critiche che sono state mosse, è piuttosto interessante osservare l’evoluzione di qualcosa che fino a pochi anni fa avrebbe destato un ben più scarso interesse. Se da un lato il segmento di pubblico a cui la Marvel si rivolge è in continua crescita, dall’altro si stanno mettendo in discussione gli stereotipi chiamati in causa dalla tradizione fumettistica. Sebbene mi trovi d’accordo, alcune volte, con chi ritiene che il corpo delle donne non debba essere sfruttato come un oggetto in modo tale da inficiarne la dignità e suggerendo un ruolo sottomesso, non posso negare che una delle cose che mi hanno sempre affascinata dei fumetti sia proprio la sensualità dei corpi, delle pose, il loro essere lontani dalla volgarità e contemporaneamente sensuali.

Qualcuno si ricorda lo scandalo che destò Diabolik in Italia in un primo momento? Una donna sensuale, un uomo al di fuori dalla legge, tutine attillate che non lasciano distinguere il punto dove finisce il corpo e inizia l’indumento e… scene che suggerivano rapporti sessuali fuori dal matrimonio. Scandaloso! Eppure fu creato da niente popò di meno che Angela e Luciana Giussani nel 1962: due donne.

Altra epoca, altri problemi, altri pensieri? Però, nonostante sia convinta che il problema legato alla copertina di Spider Woman sia di natura commerciale, non posso fare a meno di pensare che si colleghi a una serie di movimenti complessi e confusi nel modo corrente di intendere la sessualità e le sue rappresentazioni.

Se si chiede a un autore noto per la sua produzione di opere erotiche, di rappresentare una super-eroina innegabilmente sexy… non ci si potrà certo aspettare una vergine con bambino. Le opere di Manara sono note anche per la loro dimensione onirica, per la serenità di fantasie che si accompagnano più facilmente alle dimensioni dell’inconscio che non a quelle legate ad aspirazioni realistiche – in questo il disegno è senz’altro il medium più adatto a dar loro consistenza.

Si tratta di favole erotiche che compongono il loro intreccio in una dimensione del tutto onirica, piuttosto che fantasie pornificate a cui si cerca di dare “corpo” nella realtà. Certo, possono non piacere, ma si tratta pur sempre di un parere soggettivo relativamente a un nome – quello di Manara – che precede la categoria. Insomma, è chiaro cosa ci si dovrebbe aspettare.

Se da un lato è corretto prevenire quei meccanismi sociali che portano alla discriminazione tra i generi (tutti i generi), prendersela con una rappresentazione dichiaramente erotica sa molto più di una facile “caccia alle streghe”, un modo superficiale per poi non occuparsi, realmente, del problema che si suppone essere oggetto di discussione.

Marta Pellegrini

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