On meritocracy: what’s the matter in Italy?

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“A snob is anybody who takes a small part of you and uses that to come to a complete vision of who you are.” (Alain De Bottom)

Si parla spesso di “Meritocrazia” in Italia, soprattutto negli ultimi anni, in cui si sono visti avvicendarsi diversi governi non eletti e politici e politicanti senza arte né parte.

La parola “meritocrazia”, e dietro la parola tutto quello che viene definito come il concetto, è diventata una sorta di oggetto retorico del discorso politico. Un termine variamente interpretato, che tra i diversi passaggi ha perso e acquisito significato, finendo inevitabilmente – come succede sempre con le parole – per cambiare. Si tratta di un termine importante per capire almeno in parte su cosa si gioca la partita di alcuni messaggi elettorali e per racchiudere al di sotto di un “ombrello” diversi temi.

Durante il periodo berlusconiano il concetto non solo di meritocrazia, ma di merito in sé, ha assunto le fosche tinte della corruzione, degli “amici di…”, del principio per il quale chi si trova nella posizione di occupare un seggio acquisisce automaticamente il diritto di tenerselo stretto nonostante la propria comprovata incompetenza o corruzione. Oggi, spesso, per battersi contro un sistema del genere si usa la parola “meritocrazia” allo scopo di sottolineare la distanza che si vuole porre tra un “noi” e un “loro”. Questo uso della parola è presente in molti discorsi, tra cui alcuni trasversali e piuttosto interessanti, che qui rappresentiamo con il video del discorso di Pif alla Leopolda.



It happens often, in Italy, specially in the past few years, in which different technical governments alternated and politicians and politicants as well, to encounter the term “meritocracy” in the italian political speech.

The word “meritocracy” and behind it everything that is defined as a concept, has become a sort of rhetorical object of poitical speech. An ambiguously interpreted term, that in time, through different uses, has lost and acquired many gradients of signification, ending up inevitably – as it always happens with words – to change. It is an important term, useful to understand some parts of the communicational game played by the electoral campaigns and political messages in Italy, and to understand how different themes might sometimes be linked together, put under the same “umbrella”.

During the berlusconian period the concept not only of meritocracy, but of merit, has coloured itself of the dark shades of corruption, of the idea of being “a friend of…”, of the principle by which who finds himself/herself in the position of holding a political role of power automatically acquires the right to keep it despite his/her proved incompetency or corruption. Today, in order to fight such system, the word “meritocracy” is often used to underline the distance put between a defined “us” and “them”. This use of the word can be found in many speeches, some of which are cutting transversally different topics with interesting insights, that hereby we represent through the talk of Pif at the Leopolda meeting:



Ovviamente l’argomento della meritocrazia è stato sfruttato da diverse parti politiche in molti modi, in particolare dal Pd e dal Movimento 5 stelle.

Tuttavia il significato di “meritocrazia” non si esaurisce nelle opposizioni contestuale elaborate dalle fazioni politiche italiane. Si tratta di un concetto che comprende diverse riflessioni che vanno al di là di una semplice opposizione; un esempio è già contenuto nel discorso di Pif, che intelligentemente fa notare come anche la mafia possa essere meritocratica. Come molti concetti, la “meritocrazia” non è di per sé buona o cattiva, costruttiva o distruttiva, democratica o meno. E’ dunque interessante prendere il termine e osservarlo al di fuori del discorso politico contemporaneo e interrogarsi sul suo significato in un’accezione più ampia. In questo senso, è interessante la riflessione offerta da Alain De Botton che cita Sant’Agostino dicendo “it’s a sin to judge any man by his post”.



Obviously the topic of meritocracy has been used by different political parts, in particular by the Partito Democratico and the Movimento 5 Stelle.

Nevetheless the meaning of “meritocracy” does not get exhausted in the context of the italian political oppositions. It is a concept encompassing diverse reflections beyond the singular local opposition; an example is already presented in Pif’s discourse that intelligently underlines how also mafia can be meritocratic in its own way. As many other concepts “meritocracy” is not good or bad, constructive or destructive, democratic or totalitarian. It is therefore interesting to observe the term out of the political discourse and interrogate about its meaning in a broader context. Thus it is interesting the reflection offered by Alain De Botton who’s quoting Saint Augustine: “it’s a sin to judge a man by his post”.



Data la vasta possibilità di interpretazione di qualcosa come il termine “meritocrazia”, appare utile chiedersi cosa voglia dire scegliere un sistema “meritocratico” e in che cosa effettivamente consista.

Alain De Botton suggerisce come sia utopistico e piramidale pensare di poter giudicare un essere umano e attribuirgli un valore in una scala selettiva. La parola “snob” da lui usata in questo caso rende l’esempio leggermente più chiaro, ancorandolo a qualcosa che ognuno ha forse esperito nella propria vita: essere giudicati in toto, sulla base di un unico fattore.

Ecco allora che il termine “meritocratico” viene a costituire un esempio di come la semantica sia importante e di come parole che si pensano semplici cambino in contesto e perdano quella iniziale chiarezza di significato che si presumevano avere inizialmente. Cos’è la meritocrazia, cos’è il merito? Perchè se ne parla e da quali riflessioni nasce la parola? Come deve essere riconosciuto e interpretato il merito? Da chi? Qual è l’etimologia e in quale contesto è stato utilizzato il concetto di meritocrazia storicamente?

Un termine può portare con sé delle conseguenze inaspettate. Se il termine è un ombrello, è bene sapere che cosa vi si ripara sotto e che cosa no.



Considering the vast possibility of interpretation of something like  the term “meritocracy”, it appears useful to wonder what does exactly mean to choose a “meritocratic system” and in what it exactly consists.

Alain De Botton suggests how it would be utopistic and very pyramidal to judge a human being and associate to him/her a value in a selective scale. The word “snob” he uses in this case makes the example more realistic and slightly clearer, anchoring it to something that anyone maybe experienced in life: to be judged as whole, on the basis of a single factor.

Then the term “meritocratic”, at this point, happens to be an example of how semantic is important and how words thought to be simple may change context and loose that initial clarity in meaning they were thought to bare initially. What is meritocracy? What is merit? Why do people talk about it and what reflections are rising? How does the merit have to be recognized or interpreted, by whom? What is the etimology and in what context the term “meritocracy” has been hystorically used?

A term appearently simple could bare unexpected consequences. If the term is an “umbrella” it might be good to know what’s finding a shelter under it and what is not.

 Marta Pellegrini

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